ADHD e sonno: perché dormire bene è così difficile?

L’ADHD e il sonno: caratteristiche specifiche

Quando si parla di ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), si pensa spesso a difficoltà di attenzione, impulsività e iperattività. Un aspetto meno conosciuto, ma estremamente frequente, riguarda invece il sonno.

Le ricerche mostrano che tra il 50% e l’80% dei bambini e degli adolescenti con ADHD presenta problemi di sonno, una percentuale molto più elevata rispetto ai coetanei senza ADHD (Larsson et al., 2023; Hvolby, 2015). Anche negli adulti la situazione è simile: i disturbi del sonno risultano molto più frequenti rispetto alla popolazione generale (Wynchank et al., 2017).

Le difficoltà più comuni includono:

  • resistenza ad andare a letto;
  • difficoltà ad addormentarsi;
  • risvegli notturni frequenti;
  • sonno leggero e frammentato;
  • difficoltà a svegliarsi al mattino;
  • sonnolenza durante il giorno (Becker, 2020; Larsson et al., 2023).

Alcuni studi hanno rilevato che i bambini con ADHD dormono mediamente dai 30 ai 60 minuti in meno rispetto ai loro coetanei e presentano un numero maggiore di risvegli notturni (Larsson et al., 2023).

Le ragioni di questa associazione non sono ancora completamente comprese. Gli esperti ritengono che i problemi di sonno possano essere sia una caratteristica legata all’ADHD sia un fattore che ne peggiora i sintomi. In altre parole, ADHD e sonno sembrano influenzarsi reciprocamente (Wajszilber et al., 2018).

Inoltre, alcune persone con ADHD mostrano una tendenza ad avere un “orologio biologico ritardato”: si sentono più attive la sera, fanno fatica a rilassarsi e tendono ad addormentarsi più tardi rispetto alla media (Wajszilber et al., 2018).

Quando diventa un problema

Non tutte le difficoltà di sonno richiedono un intervento specialistico. Periodi di addormentamento più difficoltoso possono essere transitori e legati a momenti di stress, cambiamenti di routine o altre situazioni temporanee.

Tuttavia, è importante prestare attenzione quando i problemi di sonno diventano frequenti e iniziano a influenzare la vita quotidiana.

Alcuni segnali da non sottovalutare sono:

  • stanchezza persistente durante il giorno;
  • aumento dell’irritabilità;
  • peggioramento delle difficoltà attentive;
  • aumento dell’impulsività o dell’iperattività;
  • calo del rendimento scolastico o lavorativo;
  • frequenti difficoltà emotive e relazionali.

La mancanza di sonno può infatti accentuare molti dei sintomi tipici dell’ADHD, creando un vero e proprio circolo vizioso: si dorme poco, i sintomi aumentano e, a loro volta, i sintomi rendono più difficile addormentarsi e riposare bene (Larsson et al., 2023; Wajszilber et al., 2018).

In alcuni casi, dietro alle difficoltà di sonno possono nascondersi veri e propri disturbi del sonno, come l’insonnia, la sindrome delle gambe senza riposo, i disturbi respiratori del sonno o alterazioni del ritmo circadiano. Queste condizioni sono più frequenti nelle persone con ADHD e spesso rimangono non riconosciute (Wajszilber et al., 2018).

Per questo motivo gli esperti raccomandano che la valutazione del sonno faccia parte della presa in carico dell’ADHD fin dalle prime fasi della diagnosi.

Possibili soluzioni: cosa fare

La buona notizia è che molte difficoltà di sonno possono migliorare significativamente attraverso strategie comportamentali e una corretta igiene del sonno.

Costruire una routine regolare

Andare a letto e svegliarsi ogni giorno alla stessa ora aiuta il cervello a regolare il ritmo sonno-veglia. Questo vale anche nei fine settimana, quando possibile.

Le routine prevedibili risultano particolarmente utili per le persone con ADHD, che spesso faticano nella gestione del tempo e dei passaggi da un’attività all’altra.

Curare l’igiene del sonno

Alcune semplici abitudini possono fare una grande differenza:

  • limitare l’uso di smartphone, tablet e computer nell’ora precedente il sonno;
  • evitare caffeina e altre sostanze stimolanti nel tardo pomeriggio e alla sera;
  • mantenere la camera da letto fresca, silenziosa e poco illuminata;
  • utilizzare il letto principalmente per dormire.

La luce emessa dagli schermi può infatti interferire con la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia.

Favorire il rilassamento

Molte persone con ADHD riferiscono di avere una mente particolarmente attiva nelle ore serali. Tecniche di respirazione, esercizi di rilassamento e mindfulness possono aiutare a ridurre l’attivazione fisiologica e mentale prima di coricarsi.

Anche attività tranquille come leggere un libro, ascoltare musica rilassante o fare una doccia calda possono facilitare la transizione verso il sonno.

Fare attività fisica

L’esercizio fisico regolare è associato a una migliore qualità del sonno e a una riduzione dell’irrequietezza. Attività aerobiche come camminare, correre, andare in bicicletta o nuotare possono contribuire a migliorare il ritmo sonno-veglia.

È preferibile evitare allenamenti particolarmente intensi nelle ore immediatamente precedenti l’addormentamento.

Valutare un supporto specialistico

Se le difficoltà persistono nel tempo o compromettono significativamente il funzionamento quotidiano, è opportuno rivolgersi a professionisti esperti di ADHD e sonno.

Le evidenze scientifiche mostrano che gli interventi comportamentali rivolti al sonno rappresentano il trattamento di prima scelta e possono portare benefici non solo sulla qualità del riposo, ma anche sui sintomi dell’ADHD, sul comportamento e sulla qualità di vita complessiva (Becker, 2020).

In alcuni casi il medico può valutare l’utilizzo di trattamenti farmacologici, come la melatonina, soprattutto quando sono presenti alterazioni del ritmo sonno-veglia. Qualunque trattamento farmacologico dovrebbe comunque essere discusso e monitorato da uno specialista.

Conclusione

Il sonno rappresenta un elemento fondamentale per il benessere delle persone con ADHD. Le difficoltà di addormentamento, i risvegli notturni e la sonnolenza diurna non sono semplicemente un disagio secondario, ma possono influenzare in modo significativo attenzione, comportamento, apprendimento, regolazione emotiva e qualità della vita.

Per questo motivo è importante non considerare i problemi di sonno come una conseguenza inevitabile dell’ADHD. Identificarli precocemente e intervenire attraverso una corretta igiene del sonno, strategie comportamentali e, quando necessario, un supporto specialistico può contribuire in modo significativo al benessere della persona e della sua famiglia.

Psicologa
Dott.ssa Maria Giovanna Serena

Riferimenti

  • Becker, S. P. (2020). ADHD and sleep: recent advances and future directions. Current Opinion in Psychology, 34, 50-56.
  • Larsson, I., et al. (2023). Sleep interventions for children with attention deficit hyperactivity disorder (ADHD): A systematic literature review. Sleep Medicine, 102, 64-75.
  • Wajszilber, D., Santiseban, J. A., & Gruber, R. (2018). Sleep disorders in patients with ADHD: impact and management challenges. Nature and Science of Sleep, 10, 453-480.
  • Wynchank, D., et al. (2017). Adult Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder (ADHD) and Insomnia: an Update of the Literature. Current Psychiatry Reports, 19(12), 98.
  • Hvolby, A. (2015). Associations of sleep disturbance with ADHD: implications for treatment. Attention Deficit and Hyperactivity Disorders, 7(1), 1-18.

 

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